Galo Art Gallery, da Torino un ponte artistico tra Piemonte e Toscana

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Torino, quartiere San Salvario, Galo Art Gallery. In occasione della personale di Galo, storico graffitaro e titolare dell’omonima galleria siamo venuti in trasferta a salutare un amico.
Il panorama artistico toscano è ricco di talenti e mi piace l’idea di poter fare da tramite per esportare le nostre eccellenze andando a conoscere le tendenze della contemporary art di altre realtà.

Non voglio sembrare ruffiano ma i complimenti sono d’obbligo per Galo, un talent scout di assoluto ingegno che ha saputa, sia in questa mostra e sia con i suoi 20 anni di carriera nel mondo dei graffiti lasciare un segno significativo.

Vorrei ti presentassi brevemente ai lettori toscani.
Dopo essermi diplomato allo IED (Istituto Europeo di Design) in grafica e pubblicità mi sono trasferito in Olanda. Durante i 10 anni di permanenza ad Amsterdam sono diventato uno dei precursori europei della street art ed ho collaborato ed esposto con artisti d’importanza mondiale.
Ho rappresentato la mia arte in ogni parte d’Europa, in Giappone e negli Stati Uniti. Sono tornato in Italia nel 2007 dove attualmente vivo e lavoro. Nel 2010 ho aperto la mia galleria privata, Galo Art Gallery, a Torino. Fortemente legato alla scena post graffitista internazionale, faccio della mia arte uno strumento di comunicazione immediato.
I miei soggetti sono frutto di un’accurata ricerca artistica sul passaggio caotico, ma non casuale, di persone, espressioni e situazioni della contemporaneità. I materiali ed i supporti sono i più diversi, dall’acrilico allo spray, dalla tela alla plastica”.

Venti anni sono una bella tappa, soprattutto quando si parla di graffiti in Italia! La difficoltà è senza dubbio maggiore rispetto a qualsiasi altro tipo di artista, anche per colpa della associazione che spesso viene fatta, in modo del tutto errato, fra graffito ed atto vandalico compiuto con una bomboletta. Come puoi descrivere questi tuoi 20 anni? “Sono stato invitato a fare una mostra in uno smart shop ad Amsterdam nel 1997 e, casualmente, in quegli anni altri colleghi/amici disegnavano come me su tele, ma anche per strada. Eravamo una piccola “famiglia” di artisti a livello europeo ed i critici hanno iniziato a parlare di street art vedendo le nostre opere per strada in giro per l’Europa. A quei tempi praticamente non esisteva internet e per essere conosciuto dovevi fisicamente viaggiare e lasciare il tuo segno  il più possibile, ovunque!
In un secondo momento ho deciso di aprire una galleria d’arte completamente dedicata alla street art,  dove poter invitare amici e colleghi ad esporre in modo ufficiale in una galleria specializzata. In sette anni io e mia moglie Sacha abbiamo organizzato 52 mostre, fra personali e collettive, con artisti italiani ed  internazionali.
Oltre agli impegni con la galleria, continuo a dipingere ed a partecipare ad importanti eventi almeno quattro volte all’anno”.

Parliamo di questa mostra. Il filo conduttore è rappresentato da questo tuo personaggio, che all’interno delle opere viene ripetuto svariate volte, talvolta giocando con effetti di accumulazione, altre di movimento, dove sembra turbinare infinitamente su se stesso o, più semplicemente, raffigurato come protagonista dell’opera. Chi è e cosa rappresenta questo personaggio? Lavoro con una tecnica freestyle al 100% e non decido mai come disegnare i miei personaggi, che sia su tela, carta, muro o qualsiasi altro supporto. Mi piace molto osservare il passaggio di persone in situazioni diverse, osservatore di un mondo che mi appare come in una finestra, il flusso umano è caotico ma ben organizzato, ogni singolo elemento occupa uno spazio ben preciso nel campo visivo che mi interessa rappresentare con le mie opere.
I personaggi si incrociano, interagiscono e talvolta si fondono luno con l’altro. Quando osservo la vita reale riesco a percepire, nell’umanità che mi trovo davanti agli occhi, un senso di fretta, di frenesia, tutti stanno andando o devono andare da A a B, ognuno ha un suo obbiettivo e il passaggio è solamente un tramite, un mezzo per raggiungere il fine.
Chiaramente le persone comunicano, perché spesso non sono sole nel loro movimento e le bocche aperte dei miei personaggi rappresentano questo senso di interazione, mentre le espressioni dei loro volti danno allo spettatore una sensazione di comunicazione. Lascio, comunque, una libera interpretazione di questo, perché i miei personaggi, che per qualcuno sono arrabbiati o stralunati, per altri hanno espressioni più ludiche e goliardiche”.


Non posso fare a meno di notare il grande graffito all’entrata, sicuramente di grande impatto. Immagino che dipingere sulla tela, o sulla tavola, equivalga ad uno snaturamento della condizione di graffitaro. Il fatto di aver realizzato un murales all’interno della galleria, cosa che peraltro fai fare ad ogni artista che espone da te, vuole essere un ritorno alle proprie origini? Che importanza ha creare un’opera a parete? Il murales all’ingresso della galleria è molto importante per noi, esso rappresenta il fattore effimero di un’opera d’arte fatta per strada. Chiediamo all’artista che espone di lavorare sul muro con tutta la potenza creativa possibile, sapendo però che, inevitabilmente, a fine mostra il muro ritornerà bianco per ospitare il “visual” del prossimo artista. Per strada normalmente succede così, sai che la tua opera, prima o dopo, verrà danneggiata o cancellata per sempre”.

Mi sembra giusto dedicare parte dell’intervista anche all’altro Galo, il gallerista! Immagino non sia semplice rappresentare contemporaneamente il connubio artista/gallerista, raccontaci come nasce questa scelta? “E’ molto difficile perche il mio lato  più spontaneo  e senza regole, da artista, deve comunque dare spazio all’ufficialità di un lavoro come il gallerista dove il mercato, le regole, il planning e le giuste scelte devono essere fatte basandosi su criteri e possibilità di un mondo reale fatto di affitti, tasse, scadenze, collezionisti etc etc”.

Ho conosciuto un importante collaboratore della galleria, tua moglie! Sacha è fondamentale per la nostra galleria, lei è fortemente appassionata al mondo dell’arte contemporanea ed è, decisamente, la mia musa ispiratrice, oltre ad essere il cuore ed il cervello della galleria stessa!”

Progetti e mostre future; puoi anticiparci qualcosa sul prossimo evento? “La prossima mostra inaugurerà il 10 di giugno, sarà una personale di Alex Senna, un artista brasiliano che per la prima volta esporrà ufficialmente in Italia. A settembre, invece, ci sarà una super collettiva dal nome Mosh Pit, seguita a novembre dalla personale dell’artista polacco Mariusz Waras (M-City)”.


Ringrazio del tempo concesso a ToscanaDay ed augurando il meglio all’amico Galo, spero di poter vivere presto un ‘gemellaggio‘ tra il Piemonte e la Toscana, tra la metropoli industriale del nord e la ruralità turistica che contraddistingue la nostra storia attraverso uno scambio di esperienze artistiche e di colorate emozioni.
Vorrei tornare presto a Torino, una città che vale la pena visitare, sia dal punto di vista storico, sia per le proposte contemporanee che può offrire.

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