Culto dei morti in Toscana: origini, riti e dolci della tradizione

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Tra il giorno dedicato ad Ognissanti e la Commemorazione dei defunti si concentrano i riti della tradizione Toscana legati al culto dei morti.

Oggi Halloween è ritenuta una festa celtica di importazione, più o meno sentita è vissuta come un evento consumistico tra dolciumi e travestimenti che mescolano sacro e profano, fantasy ed horror su una vellutata di zucca gialla.
Chissà cosa penseranno oggi Etruschi e Romani che banchettavano in memoria dei defunti oppure quei contadini che facevano coincidere il rito con l’ultimo giorno dell’anno, seguendo il naturale ciclo dei raccolti. Era in effetti una’morte’, ma della terra che entrava in letargo.

Il culto dei morti è proprio della natura umana, testimonianze però di festeggiamenti comandati risalgono al IV secolo nella domenica successiva alla Pentecoste, in origine una festa ebraica che coincideva con l’inizio della mietitura celebrata 50 giorni dopo la Pasqua. Con il Cristianesimo la ricorrenza coincide con la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli, sette settimane dopo la Pasqua. Questo porterà i festeggiamenti a cadere nel mese di maggio.

Il 1 novembre. Nel 738 nel nord-Europa i riti celebrati avevano origine pagana, per questo Papa Gregorio III sposta la festa di Tutti i Santi dal 13 maggio al 1° novembre con l’intento di avvicinare la celebrazione alla festa celtica di Samhain o ‘fine estate’ un Capodanno di origine gaelica. Nell’anno 835 Tutti i Santi diventa festa di precetto per decisione di Papa Gregorio IV. L’imperatore Ludovico I estenderà la nuova festività a tutti i territori.

Il 2 novembre. Odilone abate di Cluny dal 994 al 1048 proclamato santo dalla Chiesa cattolica e ricordato il 1° gennaio ha prodotto la riforma cluniacense al vertice dell’ordine benedettino, l’imperatore Ottone III lo invita a Roma in San Paolo fuori le mura per organizzare la disciplina monastica e le celebrazioni liturgiche. Nel 998 dispone che il 2 novembre, dopo i vespri di Tutti i Santi, si celebrasse la memoria dei defunti pregando per loro. Successivamente questa pratica si estenderà a tutta la Chiesa occidentale.

Tradizioni in Toscana

Bèn d’ì morti è questa la tradizione che caratterizza l’area compresa tra Massa e Carrara dove i defunti lasciavano ai parenti sopravvissuti il compito di distribuire cibo e vino ai bisognosi, mentre i bambini portavano al collo una collana di piccole mele essiccate e castagne bollite.
Al Monte Argentario si ricamavano scarpette di lana e venivano imbastite tasche di stoffa, le prime erano per le tombe dei bambini defunti, le seconde venivano applicate sui vestiti degli orfanelli, per permettere loro di ricevere offerte di cibo e denaro.
Non mancavano in tutta la regione piatti creati per essere lasciati all’esterno delle abitazioni, ad uso e consumo dei passanti.

In cucina

Le fave. I Romani consideravano le fave un alimento sacro per le profonde radici ed il lungo stelo cavo, ed i fiori bianchi con sfumature viola e la macchia nera, a forma di theta, la lettera greca iniziale di thànatos ovvero morte. Nel X secolo le fave sono usate nei monasteri durante le veglie di preghiera, vengono date ai poveri  cotte  con i ceci. In Toscana era tradizione mangiare fave sulle tombe dei propri cari.

Il grano. Simbolo di fertilità, nasce però dalla mietitura, rappresenta quindi il ciclo di morte e rinascita della natura. Immancabile sulle tavole, nella preparazione tipica italiana prevede che i chicchi di grano tenero lessati siano poi uniti al mosto cotto, ai chicchi di mela granata e alle noci.

La pasticceria

I dolci dei morti rappresentano da sempre dei doni, chi li attribuisce ai defunti come regalo e chi ai vivi come ristoro. Il fine è quello di esorcizzare la paura della morte.

Il Pan coi Santi è un biscotto informe che viene realizzato con farina, olio, uova, noci, miele ed ancora uvetta, cannella e pepe nero.

Le Ossa dei morti hanno varie forme ed ingredienti, a Montalcino vicino Siena sono dei biscotti rotondi di farina, zucchero, chiara d’uovo e mandorle. Gli ingredienti sono inequivocabili, i biscotti devono infatti risultare di colore bianco.

Le Fave dei morti sono biscotti di forma ovale composti da farina di mandorle, albume d’uovo, pinoli, zucchero e buccia di limone grattugiata.

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