Fontana del Nettuno: giochi d’acqua in piazza della Signoria

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Dopo due anni torna visibile a tutti la Fontana del Nettuno di piazza della Signoria, riportata all’antico splendore da un accurato e complesso restauro che restituisce alla città la sua fontana più famosa, resa nuovamente trionfale grazie alla riattivazione dell’impianto idrico che alimenterà i maestosi

giochi d’acqua e che per la prima volta nella storia ricalca gli scenari immaginati e voluti da Bartolomeo Ammannati che la progettò.

Il restauro di uno dei monumenti più noti e amati di Firenze – che viene presentato nell’anno in cui si celebrano i 500 anni dalla nascita di Cosimo I (committente dell’opera) e Caterina de’ Medici – è costato 1,5 milioni di euro, arrivati dalla maison Salvatore Ferragamo tramite Art Bonus.

Enrico Ramerini / CGE Fotogiornalismo

I lavori, suddivisi in tre lotti, sono iniziati nel febbraio 2017 e inizialmente hanno celato alla vista la statua del ‘Biancone’, consentendo tuttavia visite guidate al cantiere in un percorso protetto che ha permesso a circa 2.000 persone di 90 nazionalità di apprezzare le varie fasi di lavoro. Tra le peculiarità dei lavori, come detto, il rifacimento completo dell’impianto idrico, più volte rotto o dai risultati deludenti negli ultimi anni tanto che solo adesso può essere considerato pienamente corrispondente al progetto originario di Ammannati.

“Finalmente – ha dichiarato il sindaco Dario Nardella – restituiamo alla città uno dei suoi simboli più amati: dopo questo restauro la fontana dell’Ammannati è veramente splendente e bellissima. Siamo felici che adesso tutti potranno nuovamente ammirarla e che la fontana torni ad animarsi con nuovi getti d’acqua coreografici che finalmente hanno tutta la potenza pensata dallo scultore e che non potranno non affascinare i visitatori. Grazie a Ferragamo che ha dimostrato intuito e sensibilità nell’essere al nostro fianco in questa operazione che è davvero una prova d’amore per la città, e al Teatro del Maggio musicale fiorentino per aver ideato una festa inaugurale degna di Firenze”.

Enrico Ramerini / CGE Fotogiornalismo

“È un vero privilegio per la nostra azienda essere stati promotori di questa importante attività di restauro, è un’opera che viene restituita nel suo massimo splendore alla città di Firenze, ai suoi cittadini e ai numerosi turisti provenienti da tutto il mondo che ogni anno visitano il capoluogo toscano. Tutto ciò è il frutto di una collaborazione virtuosa fra pubblico e privato e un ringraziamento della nostra famiglia alla città e all’intenso sodalizio creato da mio padre e mia madre che prosegue tuttora – ha commentato Ferruccio Ferragamo, presidente del gruppo Salvatore Ferragamo – quest’ultimo progetto è dunque un modo per esprimere la nostra gratitudine a Firenze.”

Per l’inaugurazione della restaurata Fontana il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino propone nella serata del 25 marzo dalle 20.30 “E nel marmo e nel bronzo mise acqua e fuoco”, spettacolo che si richiama allo spirito delle feste rinascimentali e barocche, rievocate attraverso un gusto contemporaneo, quindi con l’uso di moderne tecnologie quali proiezioni, luci e suoni. Il testo e la drammaturgia dello spettacolo sono di Giovanni Vitali, l’adattamento teatrale del testo di Alessandro Riccio, l’allestimento scenico di Saverio Santoliquido su musiche di Jean-Baptiste Lully e Georg Friedrich Händel. La storia del monumento viene raccontata attraverso un testo teatrale e una serie di quadri astratti che presentano varie discipline acrobatiche: i tessuti e il cerchio aereo, il trapezio e le verticali, le contorsioni (a cura di Fondazione Cirko Vertigo). La narrazione parte dalle diverse motivazioni sociali, politiche e storiche per cui Cosimo I de’ Medici decise di costruire la fontana sulla Piazza del Duca, ricostruisce la tormentata assegnazione del blocco di marmo bianco proveniente dalle Alpi Apuane arriva alle aspre liti fra gli artisti fiorentini, in particolar modo fra Bartolomeo Ammannati e Benvenuto Cellini, e termina con la parte determinante che ebbe nella vicenda la consorte di Cosimo, la Duchessa Eleonora di Toledo.

Enrico Ramerini / CGE Fotogiornalismo

“Siamo felici di omaggiare la cerimonia di inaugurazione della restaurata Fontana dell’Ammannati riportata al suo originario splendore con una  spettacolare performance concepita dal Maggio che richiama con gusto contemporaneo e teatrale lo spirito delle feste rinascimentali e barocche – ha detto Cristiano Chiarot, sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino -. Arricchire di contenuti i momenti importanti della vita della città è una delle missioni del nostro teatro. Questa è l’occasione emblematica in cui un simbolo di Firenze viene restituito alla città attraverso un’operazione virtuosa che unisce l’impegno del pubblico e del privato e il Maggio non poteva mancare”.

Cenni storici

Nel 1559 Cosimo I de’ Medici bandì un concorso per creare la prima fontana pubblica di Firenze, al quale parteciparono i più importanti scultori fiorentini dell’epoca: venne scelto il Nettuno di Bartolomeo Ammannati perché giudicato più significativo nell’esaltare i gloriosi traguardi marinari raggiunti in quei decenni dal ducato di Toscana. L’apparato scultoreo venne eseguito tra il 1560 e il 1565, e fu inaugurato provvisoriamente in occasione delle nozze tra Francesco I de’ Medici e la granduchessa Giovanna d’Austria il 18 dicembre 1565 ma la fontana fu definitivamente terminata e inaugurata il 24 giugno 1574.

La figura di Nettuno, realizzata in marmo bianco di Carrara, riprende i tratti di Cosimo I de’ Medici, si erge su un piedistallo al centro della vasca ottagonale che contiene i quattro cavalli del cocchio. Ai suoi piedi stanno tre tritoni intenti a suonare delle tibie che zampillano acqua. Agli angoli della vasca sono presenti i gruppi di divinità marine (Dori, Teti, Forci e Glauco), ciascuna delle quali ha ai piedi un corteo di ninfe, satiri e fauni in bronzo realizzati dallo stesso Ammannati. La scultura marmorea non riuscì da subito ad ottenere l’apprezzamento dei fiorentini che scherzosamente diedero al Nettuno il soprannome di “Biancone” e irrisero l’artista con la famosa battuta ‘Ammannato, Ammannato, che bel marmo t’hai sprecato’.

La Fontana ha una storia conservativa piuttosto travagliata: i primi danneggiamenti documentati risalgono al 1581, tanto che fin dal 1592 si rese necessario costruire intorno a essa una ringhiera di protezione. Nel 1831 fu rubato un fauno all’angolo con Palazzo Vecchio, sostituito l’anno seguente da una copia eseguita da Vincenzo Pozzi. Le zampe dei cavalli sono state spezzate più volte, nel 1981, 1986 e 1989. Al 2005 risale il danneggiamento vandalico che ha provocato la caduta della mano destra di Nettuno.

Negli anni ’20 del Settecento sia il monumento che i condotti di alimentazione dell’acqua furono restaurati da Giovanni Battista Foggini e in seguito sono stati interessati da importanti interventi dell’architetto Giuseppe del Rosso (1812). Nel 1943 furono rimossi i bronzi affinché fossero protetti da eventuali danni in occasione dei bombardamenti. I sistemi adottati nel tempo per il trattamento idrico dell’acqua sono stati modificati, poiché dopo il 1986, sulle superfici del marmo, cominciò ad apparire una patina giallastra. Un primo impianto fu installato prima dell’alluvione del 1966, reso inservibile in seguito all’evento. Rimesso in funzione e modificato più volte, fu riattivato nel 1993 per il solo filtraggio dell’acqua di ricircolo. In questo intervallo di tempo fu anche immessa nei condotti della fontana l’acqua dell’acquedotto senza filtraggio.

Dopo gli interventi di manutenzione o di restauro degli ultimi decenni, si sono ripresentate le alterazioni cromatiche apparse dopo il 1986, in particolare l’ingiallimento del marmo bianco, ricondotto alla migrazione di sostanze ferrose o altri metalli rilasciate dalle tubazioni con il passaggio di additivi chimici di trattamento delle acque come il cloro e il sale.

L’intervento di restauro

Il progetto è stato curato dal Servizio Belle Arti della Direzione Servizi Tecnici del Comune. Durante i mesi si sono susseguite varie imprese: Ram Restauri Artistici e Monumentali per i marmi, Ires per i bronzi con Nicola Salvioli nel ruolo di responsabile scientifico, Berchielli Gino per l’impianto idraulico e Masi per le opere d’impiantistica elettrica.

I marmi erano interessati da varie tipologie di degrado: patine molto scure tendenti al nero, dovute ai depositi di particellato atmosferico e da vegetazioni algali; concrezioni calcaree molto diffuse e di notevole spessore, in funzione delle superfici di scorrimento dell’acqua. Erano inoltre presenti stuccature e microstuccature di numerose reintegrazioni e ricollocazioni di parti scultoree distrutte o distaccate. Dopo una prima pulitura per la rimozione dei depositi superficiali incoerenti come polveri, depositi e guano con pennelli in fibra naturale, è stato applicato un idoneo trattamento biocida per la rimozione di patine e formazioni biologiche.

La pulitura è avvenuta mediante metodi chimici e meccanici. Per la rimozione dello strato calcareo grigio-nerastro si è reso necessario l’utilizzo del laser. Una volta rimosso tale strato, in alcune parti si sono rese evidenti vistose macchie di colore verde brillante, corrispondenti alle zone sottostanti gli elementi bronzei, come la corona del Nettuno, le quali hanno provocato importanti variazioni cromatiche del marmo bianco e sono direttamente connesse ai prodotti di degrado (sali di rame) delle suddette parti bronzee. La rimozione e l’assorbimento dei prodotti di ossidazione sono stati ottenuti mediante applicazione di impacchi estrattivi a base di pasta di cellulosa o gel rigido composti con EDTA tetrasodico, resine a scambio ionico, sali di Rochelle, sodio esametafosfato, a seconda delle alterazione da trattare. Come protettivo finale idrorepellente è stato applicato un polimero di matrice polisilossanica.

I bronzi presentavano anch’essi disomogeneità cromatiche diffuse, con un’alternanza di colorazioni che andavano dal verde chiaro delle linee di scorrimento d’acqua (dove si presentano ossidazioni del rame) al bruno nerastro dei depositi inquinanti e delle polveri atmosferiche e marcate croste calcaree. Vi erano inoltre ampie zone di corrosione e di erosione da dilavamento delle acque. Per poter intervenire correttamente sulle superfici bronzee si è reso necessario il loro smontaggio e il trasporto in un laboratorio di restauro, dove si è potuto procedere con un primo lavaggio con acqua deionizzata, frizionando le superfici con spazzole in setola morbida per rimuovere i depositi incoerenti, i prodotti di corrosione polverulenti e il guano. Le tecniche di pulitura sono state prevalentemente meccaniche, utilizzando strumenti pneumatici e a mano per asportare il calcare, rimuovere prodotti di corrosione e lavaggi finali per stabilizzare le superfici, con l’applicazione di quattro strati protettivi a base di vernici e cere. Tutte le operazioni di restauro dei marmi e dei bronzi sono state seguite e supportate dalle indagini scientifiche dell’Opificio delle Pietre Dure (che aveva coordinato un’ampia indagine sullo stato di conservazione del monumento conclusasi nel 2010)  e del CNR-ICVBC E CNR-ISMAR, con l’alta supervisione della Soprintendenza di Firenze.

Di non secondaria importanza l’intervento di rifacimento dell’impianto idrico della fontana che rappresenta altro elemento fondamentale del progetto di restauro. Si è provveduto alla rimozione di tutte le vecchie tubazioni presenti all’interno della fontana e nel cunicolo che collega il gruppo scultoreo ai locali interrati di Palazzo Vecchio; le nuove tubazioni all’interno dei gruppi scultorei sono esclusivamente in acciaio inox; si è anche provveduto alla bonifica dei locali interrati ed alla demolizione di tutte le vasche antincendio realizzate prima della seconda guerra mondiale e non più utilizzabili. In tali ambienti sotterranei, posti sotto la Sala d’Arme di Palazzo Vecchio, si è così potuto collocare il nuovo impianto di depurazione, ricircolo e di spinta che alimenterà la fontana. Significativo è il quantitativo di acqua che sarà immessa nella fontana, circa 27 litri al secondo, che finalmente restituirà, dopo decenni di malfunzionamenti, gli effetti scenografici immaginati da  Ammannati per il suo monumento.

Il restauro in numeri

Le persone che hanno lavorato al progetto e direzione lavori sono state 10. In cantiere le maestranze impegnate nei tre lotti d’intervento sono state 20.

  • restauro della statua del Nettuno e del Carro
  • Ore di utilizzo laser per pulitura marmi n.1.250
  • Metri quadrati di impacchi su marmi mq.1.000 (mc.2 di Arbocell e litri 2.000 acqua demineralizzata)
  • restauro delle statue in bronzo e della vasca
  • Acqua demineralizzata utilizzata per lavaggi dei bronzi litri 12.000
  • Ore di restauro per bronzi n.3.200
  • Peso totale opere in bronzo kg. 6.700
  • realizzazione impianto di depurazione ed alimentazione
  • Potenza impianto elettrico per pompe di spinta Kw 50,00
  • Volume vasca fontana mc. 35
  • Volume vasca di compenso mc. 20
  • Portata totale impianto 27,00 litri/sec., 1620,00 litri/min., 97.200,00 litri/ora
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