Una stella fiammeggiante tra i gioielli della Vergine

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Da secoli adornano la Madonna raffigurata nell’affresco del Tempietto della Cappella della Santissima Annunziata a Firenze, sono i gioielli che sono stati rimossi e messi al sicuro in un caveau per consentire il restauro dell’opera. I preziosi comprendono una corona, una collana e una stella ed ora sono in cassaforte.

Il restauro dell’affresco è ancora in corso e fa parte di una complessa opera iniziata nel 2015 e non comprende solo il restauro e la nuova impiantistica di molte parti della Basilica, santuario mariano cittadino che ha una delle Porte Sante giubilari.

Il restauro del Tempietto della Vergine Maria che conserva un affresco duecentesco raffigurante l’Annunciazione che è molto cara ai fiorentini è protetto da una vetrata e i gioielli, con appositi supporti, sono conservati all’interno.

I GIOIELLI

LA STELLA. Il gioiello, incastonato nella pittura murale «nel fine del raggio che spira lo Spirito S., e riesce vicino alla spalla destra della Vergine» (Tozzi 1765), fu donato da Cristina di Lorena attorno al 1605. Misura sei centimetri di diametro e si presenta sotto forma di stella in oro con raggi fiammeggianti, posti arretrati, in smalto rosso, che si alternano ad altri lanceolati, posti in primo piano, definiti ciascuno da un pavé di diamanti, il tutto segnato al centro da un grosso diamante esagonale sfaccettato. Sul verso la stella si presenta ugualmente finita e smaltata di bianco (sui raggi lanceolati) e di rosso (sui dardi fiammeggianti), in ambedue i casi vedendo risparmiata la porzione mediana in modo da definire una nervatura centrale in oro, nel primo caso lanceolata, nel secondo fiammeggiante.

LA CORONA. L’attuale redazione della corona risale al 1852, su commissione del conte Ferdinando Bardi Serzelli e realizzazione dell’orafo Pietro Bensi. In tale occasione – strettamente legata alle celebrazioni per la solenne Incoronazione della Madonna tenutasi l’8 settembre di quell’anno – fu eseguita in oro la struttura della corona sulla quale furono tuttavia rimontati, con l’aggiunta di nuove gioie e perle offerte dal granduca Leopoldo II d’Asburgo Lorena, gli smalti, le pietre e le perle della precedente, che presentava un supporto in argento dorato. Quest’ultima era stata donata la vigilia del Natale del 1605 da un altro membro della famiglia Bardi, il conte Carlo (che trattenne per se la più antica, di minor valore veniale e che tuttavia aveva acquisito per il lungo contatto con l’Immagine miracolosa valore di reliquia), ed era stata «fatta rifiorire, e accomodare» da un suo omonimo nel 1687 (Tozzi 1765). Nonostante l’intervento ottocentesco, apparentemente limitato a definire il ‘supporto’ di un lavoro di ben altro impegno, l’opera conserva tuttavia il suo carattere seicentesco, in particolare per la fattura degli smalti che evidenziano richiami alla tradizione nordica (Liscia Bemporad 2015) e in sintonia con quanto indicano le cronache relativamente al lavoro di Pietro Bensi, che appunto si sarebbe limitato a ricomporre gli elementi «sull’antico e primitivo disegno» (Tonini 1876).

IL COLLIER. Il collier, nella sua configurazione attuale, si è definito nel corso dei secoli a seguito dei donativi delle granduchesse, dei padri Serviti e di altri fedeli, e contestualmente si è andato nel tempo modificando in ragione dell’inserimento di nuove gioie sotto forma di fili di perle, spille, pendenti e anelli, con accrescimenti, adattamenti, ma anche con sostituzione delle singole gioie, in alcune casi smontate per adattare le pietre preziose a nuovi gioielli. Ricostruire datazione e provenienza dei singoli elementi risulta quindi allo stato attuale (e osservando l’insieme nell’odierno assemblaggio) oltremodo complesso. Appare tuttavia chiaramente identificabile il gioiello donato nel novembre del 1687 dalla granduchessa Vittoria della Rovere, opera dell’orafo e gioielliere di corte Giovanni Comparini, caratterizzato al centro da un topazio orientale quadrato, dettagliatamente descritto dalle fonti archivistiche (Tozzi 1765, Tonini 1876) e successivamente adattato ad altre gioie a costituire parte della barra verticale centrale del collier. Il collier, così come la collana, non è applicato sull’affresco ma forma un tutt’uno sostenuto da una barra superiore che si aggancia sul montante laterale destro della cristalliera.

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